E’ nata l’associazione “Si può fare – Per il lavoro di Comunità”

Il 30 giugno 2020 si è costituito l’Ente di Terzo Settore Si può fare – Per il lavoro di Comunità”.

 L’associazione è stata fondata da 45 soci; tra questi 25 sono associazioni di utenti e familiari, organizzazioni di volontariato e cooperative sociali con sedi in tutta la Sicilia che rappresentano le realtà che promuovono i diritti delle persone affette da patologia psichiatrica e che portano avanti buone pratiche di riabilitazione nel campo dell’inserimento lavorativo, dell’abitare e del tempo libero.


L’associazione si è costituita a Palermo, presso il Vivaio Ibervillea, all’interno dell’ex Ospedale Psichiatrico (Presidio P. Pisani). Presidente dell’associazione è il Dott. Tati Sgarlata, psichiatra.

L’associazione lavorerà per:
1) Promuovere Dipartimenti di Salute Mentale che non diventino erogatori di farmaci e filtri per il ricovero nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura ma che siano organizzati per promuovere la salute mentale, prevenire l’insorgere della patologia psichiatrica e curare e riabilitare il soggetto nella comunità nella quale vive;
2) Far sì che venga attivata e riunita al più presto, presso l’Assessorato Regionale della Salute la Consulta delle Associazioni dei familiari e degli utenti prevista dal D.A. del 22/10/2019 che deve affiancare il Coordinamento regionale della salute mentale costituito da tecnici, coordinamento che è stato istituito ma che non viene convocato;
3) Sollecitare l’emanazione delle Linee guida per la formulazione e l’implementazione dei progetti terapeutici individualizzati (PTI) di presa in carico comunitaria da sostenere con budget di salute come definito dall’art. 24 della legge regionale n. 17 del 16.10.2019;
4) Attuare il Piano Socio-Sanitario emanato il 31.07.2017 congiuntamente dagli Assessorati della Salute e della Famiglia;
5) Sollecitare Linee guida chiare alle Comunità Terapeutiche Assistite (CTA) per favorire, dopo l’emergenza Corona-virus, la ripresa di tutte le attività riabilitative e la libertà di movimento e d’incontro con i familiari per gli utenti ivi ricoverati.

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